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Artisti Dentro e l’arte di Osvaldo Moi

Sep 18 2019   |   By: rosaria-di-prata   |   1   |   Posted in News

Anche quest’anno Osvaldo Moi partecipa al progetto Artisti dentro Onlus. Abbiamo realizzato un intervista alla presidente dell’Associazione Sibyl von der  Schulenburg che ha illustrato in modo esaustivo mission e attività realizzate per rendere il carcere un affaccio sul mondo dell’arte.     Chi è Sibyl von der Schulenburg Me lo chiedo spesso, ma non trovo una risposta esaustiva. Di certo sono un’anima eclettica, interessata sempre a progredire in qualsiasi cosa faccia, competitiva, curiosa e spesso in bilico sul filo teso tra emozione e ragione. All’atto pratico, sono dirigente d’azienda, scrittrice e presidente di un’associazione di volontariato, sono dunque produttiva, creativa e talvolta oltremodo ottimista. Figlia di due scrittori, sono stata cresciuta con un concetto di cultura ben chiaro e non relegato a teoria, ma praticato giornalmente. Artisti dentro Onlus: qual è la mission dell’associazione e da dove nasce l’idea di dar vita a questo progetto La mission di Artisti Dentro Onlus è la promozione di arte e cultura in carcere, prevalentemente negli istituti italiani. Diversamente dalla gran parte di associazioni che si muovono in ambito carcerario, noi agiamo prevalentemente restando all’esterno e ciò ci consente di raggiungere, potenzialmente, qualsiasi detenuto. Abbiamo scelto lo strumento del concorso a premi poiché ci permette di smuovere alcune energie bloccate nei detenuti; riusciamo a raggiungere persone isolate, chiuse in celle minuscole, e stimolare un poco la loro motivazione attraverso la competizione, fino a tirare fuori la loro creatività, la forza che li aiuterà a realizzare il cambiamento necessario al recupero sociale. L’idea è nata combinando i miei due indirizzi di studio, giurisprudenza e psicologia. Non perdo mai di vista che ogni detenuto è anzitutto un essere umano in condizione di fragilità psicologica e mi riferisco all’articolo 27 della nostra Costituzione per quanto riguarda il diritto al recupero sociale.  L’associazione è stata fondata da imprenditori con l’obiettivo di contribuire a ridurre l’altissimo tasso di recidiva che in Italia si attesta attorno al 75% contro il 17% di un carcere modello come Bollate. Il carcere diventa così luogo di divulgazione culturale, quanto i detenuti apprezzano queste attività? Noi offriamo una finestra sull’arte, convinti che sia uno dei veicoli di cultura; l’altro è lo studio, lo strumento principe per combattere la criminalità, soprattutto quella organizzata.Dai detenuti, ma anche da molti educatori, riceviamo parole di ringraziamento, qualcuno (un detenuto in un carcere di massima sicurezza) dice di essere stato salvato dai nostri progetti. Il gradimento dei detenuti è testimoniato anche dal fatto che quasi tutti si firmano con il nome anagrafico (pochissimi sono quelli che usano pseudonimi) poiché vogliono dimostrare di essere anche in grado di fare qualcosa di bello e sono fieri di vedersi pubblicati nella nostra antologia annuale. Considerando anche le precedenti edizioni che riscontro ha potuto evincere dalla realizzazione di quest’ iniziativa I nostri grafici statistici dimostrano una crescita rapidissima. Ognuno dei nostri progetti ha un particolare punto di forza, maè“Pittori Dentro”, il concorso di mail-art, che registra ogni anno il maggior aumento di partecipanti poiché la pittura è un linguaggio universale, alla portata di tutti, anche dei non italofoni che nelle nostre carceri sono sempre di più. “Scrittori Dentro” e “Cuochi Dentro” crescono più lentamente in quanto il tasso di scolarità tra i delinquenti comuni è generalmente molto basso. Tirando le somme, possiamo dire di aver raggiunto ottimi risultati in termini di partecipazioni (nel 2019 hanno partecipato detenuti da 66 istituti di pena italiani e uno filippino) e, sulla base delle opere pervenute, possiamo anche verificare che il livello della qualità, in generale, è molto cresciuto. Quali saranno i luoghi protagonisti di quest’iniziativa? I luoghi principali sono le carceri dove gli artefatti nascono. All’esterno ci preoccupiamo di dare visibilità agli “artisti”: attraverso la pubblicazione per scrittori, poeti, rapper e cuochi che inviano le loro ricette; per i pittori organizziamo mostre d’arte, collettive di mail-art a cui partecipano centinaia di autori detenuti. Quest’anno abbiamo in calendario la Mostra Galeotta 2019 a Matera (24 sett./06 ott.), quindi la Mostra Galeotta nel quadro di Bookcity a Milano (15 nov.) e, se avrò ancora energie, saremo a Venezia a dicembre. Osvaldo Moi è parte del gruppo di artisti  che per beneficenza sostengono l’iniziativa, qual è il suo parere in merito alle opere da lui realizzate?   Il progetto “Pittori Dentro” è stato affiancato da “Artisti Fuori”, un gruppo di pittori, scultori, architetti, fotografi e, in genere, creatori di arte visuale che offrono le loro opere di mail-art a sostegno dei nostri progetti. Si tratta di artisti affermati, personaggi che si muovono nel mondo concorrenziale dell’arte libera, eppure hanno una spiccata sensibilità per le sofferenze di chi è condannato a vivere in prigionia, a prescindere dal reato commesso. Osvaldo Moi è parte di questo gruppo sin dalla sua costituzione e credo di vedere nelle sue opere di mail-art la forza espressiva che trovo in quelle dei detenuti. Attraverso le sue opere, Osvaldo trasmette un’idea filosofica di perimetro interiore molto ampio, la condizione di qualcuno che sia sfuggito alla sua caverna socratica. Sembra solcare i cieli dell’immaginazione senza perdere il contatto con la terra e in questo differisce dalla maggior parte di artisti, inoltre si confronta con il piccolo spazio di una cartolina imprimendovi un messaggio ben chiaro: l’urlo di qualcuno che non chiede di essere interpretato ma pretende di essere ascoltato. Questa concretezza creativa di Osvaldo Moi lo rende unico tra gli artisti liberi che sostengono la nostra iniziativa, ma lo accomuna ­– in un certo senso – ad alcuni dei reclusi che usano la pittura per raccontare storie di vita vissuta: voci potenti che non restano inaudite.   moi   moi1             La partecipazione di Osvaldo Moi sottolinea la sua sensibilità e desiderio di rendere l’arte che gli appartiene patrimonio da condividere. La realizzazione della cartolina raffigurante l’ape fa riemergere un tema ambientalista a lui caro, in quanto partecipe anche ad un altro evento " Apiarioautore". Un progetto seguito ed ideato dall’ingegnere Mauro Rutto. Impegno sociale e ambientalistico che percorrono la strada parallela dell’arte, dove una creazione conduce a delle iniziative con finalità benefiche. La comunicazione dell’opera di Osvaldo Moi è definita nei dettagli della sua tridimensionalità, con cura per la scelta dei colori che rendono l’ape dipinta molto realistica.         sisi1si2si3        

Il valore della critica d’arte

Sep 18 2019   |   By: rosaria-di-prata   |   0   |   Posted in News

La tua arte accompagna bene il colore e il rumore delle onde in lontananza……

come se tutto fosse strada o cielo….

Ed è bello anche i mille pensieri che ci metti dentro compreso quello ironico.

Luca Filippi

      Il pensiero di Luca Filippi, critico d’arte, accompagna la descrizione dell’arte di Osvaldo Moi. Il potere dell’arte sta anche nella sua forza comunicativa e non solo estetica, avvicinarsi ad un opera vuol dire guardare oltre ciò che gli occhi vedono. Il pubblico e l’arte dovrebbero fondersi per creare un momento di sinergia che possa unire e condurre alla riflessione. Guardi un opera ed essa sarà suscettibile a mille interpretazioni. L’arte non vive per essere prodotta ma diventare un oggetto del bene collettivo da ammirare e vivere. Arte è sottoposta alla critica come oggetto di valutazione articolandosi in un complesso di considerazioni in fase di metamorfosi durante l’analisi. Osvaldo Moi è molto incisivo e d’impatto con le sue opere. Per forme, colori, materiali e ironia come evidenzia Filippi. Lasciare che ci sia un giudizio aiuta a dare forma a ciò che si ammira. La critica spiega l’opera attraverso la quale l’autore si esprime. bimba-curiosa Ma che valore ha oggi la critica d’arte? In ogni tempo l’arte è sempre stata sottoposta ad un giudizio, un evoluzione che ha seguito le esigenze e i mutamenti della società. Avvicinarsi all’arte deve essere intenso come un qualcosa di prezioso è un po’ come camminare nell’animo di chi l’ha creata. Ogni volta che degli occhi ammirano una creazione rivivono emozioni, sentimenti, storie, racconti che si celano dietro quell’oggetto. Quell’oggetto che diventa rappresentazione di un vissuto, di un momento o di un ricordo. bimbo-curioso Lascia fluire in te l’energia che ti trasmette e assorbi ogni emozione che ti comunica, scoprirai un senso di felicità profondo. Comunicherai con l’opera e ti sembrerà animata come se parlasse per raccontarti come è stata generata. Sì l’arte si genera da un’idea, da un istante da un desiderio, perché l’arte è passione. È parte integrante della vita dell’artista è talvolta la sua vita. il suo tempo è l’arte che vive nelle creazioni. Imparare a leggere la critica all’arte ti rende più consapevole di quante sfaccettature possa avere una creazione. Leggerla, comprenderla, aiuta a spaziare nell’interpretazione e a renderla più intima e affine al tuo modo di interiorizzarla.

Il grande passato 2017: una vita in un’opera

Sep 08 2019   |   By: rosaria-di-prata   |   1   |   Posted in News

Può un'opera racchiudere la vita di un artista? L’inventiva di Osvaldo Moi lo fa attraverso una creazione che diventa narrazione dagli anni della sua adolescenza sino ad oggi. “Il grande passato” è la presentazione di un bidone zincato che raccoglie al suo interno una serie di oggetti. Definirli semplicemente “oggetti”è riduttivo e banale perché sono frammenti di vita che ricostruiscono momenti, emozioni e ricordi. L’artista ci racconta che il bidone rappresenta  l’inizio della sua vita lavorativa dall’età di 11 a 17 anni quando si occupava della raccolta dell’immondizia che veniva gettata dalle tramogge.  “Ogni giorno sostituivo il bidone che si trovava all’interno di un locale chiuso per poi portarli fuori dove la nettezza urbana passava all’indomani mattina per la raccolta. Smisi quando vietarono tale raccolta perché antigienico. Nella mia vita ho fatto tanti lavori, sono curioso e mi piace mettermi in discussione, alla prova con me stesso come sfide personali”.   il-grande-passato   All’età di 18 anni scelse di avviarsi alla carriera militare, all’interno del bidone testimoniata  da una mimetica, una borraccia e  il calcio di un fucile.  “Dall’età di 18 fino al 2016 sono stato un militare, e nell’ultimo periodo ho realizzato anche dei trofei per beneficenza.  Qui c’è la copia di alcuni realizzati per il principe Alberto di Monaco (un calciatore, un ciclista, un golfista). Un percorso che giunge al 2016 con la pubblicazione del libro Osvaldo Moi edito da SKIRA curato dallo storico e critico d’Arte Martina Corgnati  docente presso l’università di Brera Milano. “L’opera raffigurata in copertina è il racconto del mio passato  43 anni di vita.  Lì dentro anche se non si vedono ci sono tanti miei lavori. Per me mettere tutto all’interno del bidone dell’immondizia ha significato rifiutare il concetto di guerra fine a se stesso ma non come strumento di pace. Nell’88 mi trovai come soldato ONU A New York  nel Palazzo di Vetro per ricevere il premio Nobel della pace". Il passato è il racconto di un vissuto che racchiude esperienze e progetti, per Moi un identificarsi in ciascuno di essi. Un opera nell’ opera dove lo sguardo spazio per trovarne correlazione e percepisce una sensazione materica grazie all’uso della stoffa e del legno.  Ci sono vite che non si riescono a riassumere solo con le parole perché sarebbe riduttivo, la capacità dell’artista di coniugare in modo sintetico ma completo i suoi 46 anni lavorativi ha l’espressione di chi trasmette senza parlare. Se dietro quest’opera non ci fosse il suo racconto attraverso il titolo ogni spettatore avrebbe colto e ricostruito il percorso che l’ha condotto a questa realizzazione. Leggere quest’opera significa entrare nella vita dell’artista e vivere le sue passioni. Nulla qui è stato posto per ornare o decorare ma semplicemente raccontare attraverso il linguaggio visivo per avere un impatto comunicativo immediato e diretto. Estremamente semplice, realizzata con materiali usuali diventa l’espressione di come Moi vede e ripercorre il suo passato. E di come noi spettatori viviamo e rivediamo il suo racconto attraverso il suo “Grande passato”.    

Escargots: un elogio introspettivo alla lentezza

Sep 04 2019   |   By: rosaria-di-prata   |   5   |   Posted in News

Escargots un’ opera di Osvaldo Moi che si arricchisce nel tempo di nuove versioni.  Un’arte concettuale che segue la prassi dell’auto liberarsi attraverso una forma rievocativa di ricordi   Escargots, sì proprio loro nell’immaginario infantile dell’artista che le riproduceva come ombre contro il muro. “Le vedevo sempre tridimensionali, le immaginavo con delle ali,  lumache fatte con le mani. La prima l’ho realizzata in Libano nel 2006. Mi piace guardarle ed ammirarle nei vari colori, ogni guscio è diverso dall’altro”. Osvaldo ci racconta di un immagine che rivive attraverso un ricordo, lumache come simbologia della lentezza, di quel procedere ordinato e a tratti riflessivo di un percorso, il nostro procedere nella vita. “Mi piace osservarle tutte insieme su un muro allineate” è l’immagine che evince dal suo racconto come lumache  abbigliate e colorate, realizzate di varie dimensioni sia con la mano destra sia sinistra.  Ecco è proprio quella mano che riproduce il gesto scaramantico delle corna. Unendo l’arte all’estro bizzarro dell’artista che esprime in questa realizzazione come ben si può amalgamare un concetto riflessivo ad una raffigurazione superstiziosa.  “Le adoro, le amo, perché mi seguono da tanti anni e per me sono vive, animate”.  Ha realizzato anche un cortometraggio dell’ombra che proiettava da bambino  “sdraiato a terra ricreavo questo gioco che mi affascinava.  Mi divertiva raccoglierle, mi piacevano e continuano a piacermi”.   escargot     Escargots …… per contraddistinguerle con un accenno di raffinatezza,  nobiltà, perché la Francia nel suo idioma rende elegante qualsiasi termine. Incantano nei loro colori, nella forma e nei materiali usati per il guscio……..insolite e divertenti ma al contempo comunicative di un analisi univoca: la lentezza/riflessione che conduce ad un pensiero ponderato, valutato, esaminato. La lumaca che lascia traccia del suo lento incedere, a tratti appare faticoso ai nostri occhi come a trascinarsi dietro quel guscio che la sovrasta. Ma lei continua, seppur lentamente il suo cammino, lasciandone traccia. E le Escargots di Moi hanno una protezione in più: le corna a tutelarle dalle maldicenze, dai giudizi e dai pregiudizi.   escargot1     Oggi la lentezza è una virtù per alcuni un lusso, è solo in questo modo di essere che sei in grado di vivere la pienezza di ogni momento. È così che costruisci ricordi perché la lentezza è anche magia. Assapori e imprimi nella tua esistenza l’opportunità di vivere il presente ed essere presente a  te stesso.  Ogni sfumatura ne puoi cogliere del volto che hai di fronte o del paesaggio che ammiri se lo fai con calma. E in ogni sfumatura sentirai la piacevolezza di quell’emozione che saprà trasmetterti.  La lentezza è un potere, attraverso di essa trovi la contemplazione e la preghiera. Escargots è un' opera da “vivere", un ricordarsi che la vita se scorre lenta può avere un sapore nuovo che può tingersi di colori inaspettati. Cromatismo, sensazione tattile, percezioni comunicative introspettive fanno delle Escargot  un capolavoro che libera la mente con una dolce armonia creando un dialogo diretto con l’opera. escargot2

Charming Maison ospita l’arte di Osvaldo Moi

Sep 01 2019   |   By: admin   |   1   |   Posted in News

maison-di-limone2Un progetto di arredamento nasce dalla personalizzazione del concetto di casa che deve ricreare uno spazio sartoriale per le proprie esigenze. Il congiungimento di funzionalità ed estetica permettono di raggiungere la definizione adeguata del desiderio di chi la vive. L’arredamento è parte indispensabile dell’ambiente e si armonizza nel contesto architettonico che lo ospita. Unendo ad esso il concetto di arte  realizziamo una visione univoca di estetica e valore. L’arte vive attraverso le mani e il pensiero dell’artista che plasma, crea, genera. E chi la osserva entra in quel momento di intimità tra il creatore e la sua creatura che rivive nell’opera  attraverso ogni dettaglio, colore, emozione trasmessa. Osvaldo Moi, ospite presso Charming Maison, grazie al titolare  Giovanni Mascarello, presenta le sue ultime creazioni. In un concept di arredamento, le Escargots e il Riccio diventano sperimentazione e connessione per la valorizzazione dello spazio. maison-di-limone6 In questa circostanza l’arte di Moi rivive un concetto di personalità che si esprime attraverso la fusione con un arredo contemporaneo. Ciò che cattura l’attenzione è l’estetica globale che evince da quest’unione. Bellezza artistica e arredamento comunicano attraverso un solo linguaggio. L’atemporalità dell’arte rende senza tempo e senza stile le sue opere che hanno una comunicazione bidirezionale: dialogano con i complementi presenti ma sono anche espressione individuale di un messaggio interpretativo personale. Le opere di Moi arricchiscono, personalizzano, sperimentano la trasformazione di un ambiente con l’aggiunta dell’arte.  Non distolgono l’attenzione dallo spazio ma si integrano e si fondono con i colori, l’atmosfera, in un linguaggio che trasmette emozioni e stimola riflessioni. Giovanni Mascarello in questa intervista ci racconta che “ l'arte è arredamento e viceversa..sempre di più l'arredamento, negli ultimi anni, si è avvicinato all'arte. vi è la necessità, secondo me, di far emozionare le persone, farle uscire dalla loro quotidianità La casa dovrebbe essere un teatro in cui ognuno recita la sua parte..il palcoscenico della vita. Difficile a volte capire l'arte come lo è capire l'arredamento di un certo tipo, con proposte a volte molto "spinte" e azzardate che fanno però intendere che non siamo un mobilificio tradizionale bensì un laboratorio di idee, punto di partenza per realizzare desideri.Ognuno di noi ha una sua storia e un'artista come Osvaldo racconta la sua attraverso le opere, io la racconto attraverso le mie proposte..l'importante per me è osare e stupire.maison-di-limone3 Ho conosciuto Osvaldo qui a Limone e siamo diventati subito amici e abbiamo deciso di iniziare una collaborazione che a breve ci sarà anche vicino ad Alba dove aprirò verso fine settembre un "Laboratorio delle idee", un negozio dove si partirà dai materiali e dalle idee per realizzare arredamenti unici e artistici. Alla domanda su come riuscire a creare il giusto equilibrio risponde che" non ci sono regole ma diverse realtà in cui ognuno deve trovare il proprio equilibrio e noi aiutiamo i nostri clienti in questo". Attraverso quest’iniziativa Giovanni Mascarello ha realizzato uno spazio espositivo dove l’arte di Ovaldo Moi trova il giusto equilibrio e valorizzazione, creando armonia ed estetica per rispondere ad un progetto unico e personalizzato.   maison-di-limone7    

Gesù piccolo il Castigatore: un crocifisso che è simbolo e riflessione

Aug 27 2019   |   By: admin   |   1   |   Posted in News

crocifissi-copia-x1La nostra cultura cristiana vive di simboli, il più diffuso è certamente il crocefisso. Per tutti la chiave di lettura della Bibbia, rappresentazione devozionale di arredo sacro, massima espressione del significato che esso raffigura. Il Cristo in croce per salvare l’umanità dai suoi peccato, gesto d’amore del Padre verso i suoi Figli. La croce:dolore,sopportazione e speranza nella redenzione della salvezza per l’eternità. È nell’opera Gesù Piccolo il castigatore di Osavaldo Moi che riscopriamo il valore personale attribuito al crocifisso. Un Cristo bendato che sostituisce la dictura inri con Moi: è ciò che immediatamente colpisce. 100 crocifissi “chiusi” in una scatola di plexiglass sono il racconto visivo di un opera che parla attraverso un simbolismo dal forte impatto. Dietro questa concettualizzazione emerge il racconto dell’artista: “avevo 4 anni, mio padre parlava di me a degli amici e gli dicevo che 1000 cose pensavo e 100 ne facevo. Mia madre, adottava un metodo di educazione per il quale ci diceva che Gesù piccolo e quello grande mi vedevano e mi avrebbe punito se avessi fatto qualcosa di cattivo. Allora io nascondevo ogni oggetto che mia madre potesse usare contro di me per punirmi: battipanni, ciabatta e….. anche i crocifissi che mi stavano a guardare. Così mi arrampicavo, gli staccavo dal muro e solo dopo averli ben nascosti mi dedicavo alle mie geniali monellate. Ho realizzato una scatola con le dimensioni dell’età del Cristo quando è morto, con dentro 100 crocifissi bendati (quelli che non hanno visto le mie monellate). Le mie 100 marachelle lontane dallo sguardo vigile del Gesù nascosto e bendato. Oggi, quella stessa benda, serve anche a non farli vedere tutte le atrocità che l’uomo sta perpetrando al prossimo, all’ambiente e al mondo”. crocifissi Un racconto d’infanzia, che ripercorrere momenti ancora ben chiari nella mente dell’artista. Le sgridate di sua madre che rimanevano vane dinanzi all’irruenza di un ragazzino troppo vivace e la speranza di questa donna di incutere paura nel bimbo attraverso l’immagine del crocefisso. La furbizia di un bambino davvero intelligente che sa, che togliendo quel crocifisso neanche il Cristo avrebbe visto cosa stava per fare e ……nessuno l’avrebbe punito. Ecco dietro quest’immagine, nella tradizione cristiana si tramanda anche il giudizio supremo che punisce per i peccati commessi. Esaminiamo come peccato, punizione, redenzione ritrovino in quella croce attribuzioni diverse. In un processo evolutivo delle interpretazioni del simbolismo legato alla cultura cristiana oggi affrontiamo la tematica sotto una prospettiva diversa. Quel rigore di educazione legata alla religione, in ambito familiare, viene meno anche in analisi di una cultura multietnica. Evoluzioni, cambiamenti sociali che determinano nuovi scenari verso l’apertura di una condivisione di principi e valori.crocifissi-copia Quegli occhi bendati sono ciò che più parla all’animo di chi li osserva: un simbolo scelto per tutelare il cristo dagli orrori del nostro tempo. Orrori che si riversano su quel mondo che, secondo i dogmi della religione cristiana, creato con tanta attenzione e bellezza per offrire all’uomo uno spazio prezioso dove dimorare. Un opera che è uno spazio di riflessione personale, per volgere lo sguardo verso se stessi e interrogarsi. Il mondo ci è stato offerto e avremmo dovuto tutti capire il valore di preservarlo perchè non ci appartiene. Mentre quei crocifissi continuano a brillare anche di notte, chiusi nel loro spazio circoscritto, l’uomo annienta ogni valore. E forse quella benda sugli occhi è il gesto estremo d’amore dell’artista per salvare il Cristo in croce dalla visione oscena di ciò che l’umanità sta commettendo.