Blog / Author: Rosaria Di Prata

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Claudia Segre incontra il ruolo sociale dell’arte di Osvaldo Moi

Jan 14 2022   |   By: admin   |   0   |   Posted in News

Il valore sociale dell’inclusione della donna emerge in modo determinante attraverso alcune opere di Osvaldo Moi. Claudia Segre ci racconta come è avvenuto l’incontro con l’artista e cosa l’ha spinta a renderlo partecipe di questo suo progetto   Claudia Segre è un nome certamente noto anche per essere la fondatrice di Global Thinking Foundation: una fondazione nata nel 2016 per sostenere, patrocinare e organizzare progetti volti all’alfabetizzazione finanziaria rivolta alle fasce deboli e indigenti e per prevenire la violenza economica. La sua mission è supportare l’istruzione di qualità attraverso borse di studio e premi agli studenti meno abbienti ma meritevoli. Dedicando particolare attenzione all’inclusione economico-finanziaria di tutti i cittadini con un’attenzione particolare alle donne, affinché possano avere un lavoro dignitoso. Claudia Segre si racconta attraverso un’intervista che diventa l’esposizione del suo lavoro e del suo impegno nel settore del non profit dopo una lunga e brillante carriera in finanza. “L’esperienza maturata in questo settore mi ha permesso di mettere a frutto tutto ciò che ho vissuto in un progetto internazionale. Ciò che ha sempre contraddistinto il mio percorso è stata l’osservazione multiculturale. Entrare in contatto con persone di diversi paesi, culture ed esperienze, passando anche attraverso alcune delle mie passioni….. l’arte è una di queste. Un settore nel quale mi sono ritrovata sin da piccola provenendo da una famiglia tradizionale piemontese dove l’aspetto artistico connotato attraverso i quadri, l’oggettistica ha riflesso la mia crescita grazie ai miei nonni che erano dei collezionisti d’arte. Per me, sin da piccola, le statue in bronzo hanno sempre rappresentato qualcosa di affascinante e contemporaneamente inquietante: mio nonno infatti aveva acquisito delle copie autenticate delle fonderie Chiurazzi. La bellezza di queste statue mi incantava per la loro perfezione ma anche per la loro incombenza: erano per me fonte di curiosità. Ciò ha fatto sì che io crescessi a stretto contatto con questa realtà e portassi con me da ogni luogo in cui viaggiavo qualcosa di artistico. È proprio così che è nato il mio incontro con Osvaldo Moi. Più di dieci anni fa ero a Parigi ero con mia sorella e in quest’occasione acquistai due sue opere, una escargot e una ballerina su una mezzaluna sempre in bronzo. Per me le sue opere in bronzo, sono le preferite: una materia alla quale son particolarmente legata, non solo per retaggio storico ma anche perché lo ritengo un metallo semi prezioso senza tempo. Presente sin dalla nascita dell’uomo che si proietta verso una dimensione che non conosce tempo e che attraverso questa materia plasma linee interessanti. Cosa ha suscitato l’interesse verso l’arte di Osvaldo Moi? “Quando si acquista un’opera ci si interessa prevalentemente alla sua rappresentazione, all’artista e alla sua storia. Quello che mi ha sempre incuriosito del vissuto di Osvaldo Moi è la sua capacità artistica, partendo da un osservatorio speciale come il suo, che è stato quello della vita militare, e oggi del suo impegno nella vita sociale. Per non parlare della sua abilità nell’osservare la realtà ed esserne protagonista, dandogli vita con le sue opere, come ad esempio per i “Caduti di Nassiria” o della “Famiglia” a Pianezza. Una risposta interpretativa fuori dalle regole, in un mondo creativo che senza regole non può essere: un’interpretazione di vita molto educativa ed innovativa, come le materie che lui forgia. Il nostro ultimo incontro è stato l‘inaugurazione di una nuova gallery internazionale all’interno del progetto Libere di… VIVERE, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Commissione Europea e dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. Un progetto culturale di inclusione sociale che si lega alla nostra attività di prevenzione all’abuso economico nei confronti delle donne e delle famiglie più fragili. Tutto ciò attraverso un’opera di divulgazione artistica della cultura disegnata nei confronti dei ragazzi, fino ad arrivare a nuove forme artistiche che vedono protagonisti i nuovi autori e autrici: come la “Galleria delle Libere Guerriere” per le donne sotto i 35 anni, che portano i valori della diversità e dell’inclusione, e la “Galleria delle Eccellenze in Accademia” dell’Accademia delle Belle Arti, che hanno reinterpretato alcune delle nostre novelle grafiche. Con Osvaldo Moi inaugureremo questa gallery internazionale “Libere di… VIVERE On The Road” che apre agli artisti oltre i 35 anni che si occupano di temi sociali e che hanno portato ciò nelle loro opere per la cittadinanza. Abbiamo visto insieme “La Famiglia” per questa particolarità: è centrata sulla donna, soggetto che maggiormente ha subito la pandemia e ha saputo reagire, e che è in prima linea per il riscatto del nostro Paese. Il ruolo della donna in questo contesto sta guidando una ripartenza dove la sua maggiore partecipazione e la sua voce, fa la differenza e la potrà fare ancor di più a livello di sviluppo economico. La sua attenzione a questa sfumatura e al ruolo del femminile che vediamo in diverse sue opere è per noi un aspetto molto importante. La donna da un punto di vista intergenerazionale è colei che trasmette competenze ed esperienze: una vera energia positiva di pace. Moi sa bene come la donna, a partire da WonderWoman, abbia rappresentato un’energia positiva quindi contraria allo stereotipo maschile che va perennemente in guerra. Questa sua sensibilità verso il ruolo della donna è importante perché il nostro affrontare la prevenzione della violenza economica e psicologica parte da un forte senso di autodeterminazione e di stima di sé che deve smontare un costrutto culturale di tipo evidentemente patriarcale che tende ad isolare e relegare la donna in ruoli. Moi ha il pregio di guardare avanti ed essere lungimirante sui significati delle sue opere”.    la-famiglia-moi1 In che modo riesce ad avvicinare i giovani all’arte? “Questo nostro progetto culturale e artistico, attraverso la presentazione di queste differenti gallerie, ha alimentato un metodo didattico: Libere di… VIVERE si svolge nelle scuole italiane, sia in italiano che in inglese, in Francia in italiano e francese e, dal prossimo novembre, partirà in America in alcune università. Un museo digitale in 3D con possibilità di fruizione per i giovani attraverso tre diverse sezioni: la prima sezione dedicata alle eroine del fumetto. Parla ai giovani dalla seconda guerra mondiale ad oggi attraverso le lotte del femminismo. La seconda sala è quella della rappresentazione secondo diverse tecniche di disegno della violenza economica: qualcosa di così subdolo e nascosto tanto da non esser riconosciuto. Segue nella terza sala la serie di graphic novel dove i ragazzi lavorano sulle parole partendo dall’educazione civica, al diritto della famiglia ai diritti universali fino ad arrivare al codice penale. Un percorso che narra come si sviluppa la violenza domestica. Le altre gallerie appena nate permettono di far arrivare ai ragazzi il significato dell’arte, in una rappresentazione sia digitale sia fisica. Un progetto che vuol far scoprire l’arte su uno sfondo che collega tutte le opere con le tematiche sociali. Ciò amplia la visione e la responsabilità sociale di ciascuno di noi.”            Rosaria Di Prata 

Charming Maison ospita l’arte di Osvaldo Moi

Sep 01 2019   |   By: admin   |   2   |   Posted in News

maison-di-limone2Un progetto di arredamento nasce dalla personalizzazione del concetto di casa che deve ricreare uno spazio sartoriale per le proprie esigenze. Il congiungimento di funzionalità ed estetica permettono di raggiungere la definizione adeguata del desiderio di chi la vive. L’arredamento è parte indispensabile dell’ambiente e si armonizza nel contesto architettonico che lo ospita. Unendo ad esso il concetto di arte  realizziamo una visione univoca di estetica e valore. L’arte vive attraverso le mani e il pensiero dell’artista che plasma, crea, genera. E chi la osserva entra in quel momento di intimità tra il creatore e la sua creatura che rivive nell’opera  attraverso ogni dettaglio, colore, emozione trasmessa. Osvaldo Moi, ospite presso Charming Maison, grazie al titolare  Giovanni Mascarello, presenta le sue ultime creazioni. In un concept di arredamento, le Escargots e il Riccio diventano sperimentazione e connessione per la valorizzazione dello spazio. maison-di-limone6 In questa circostanza l’arte di Moi rivive un concetto di personalità che si esprime attraverso la fusione con un arredo contemporaneo. Ciò che cattura l’attenzione è l’estetica globale che evince da quest’unione. Bellezza artistica e arredamento comunicano attraverso un solo linguaggio. L’atemporalità dell’arte rende senza tempo e senza stile le sue opere che hanno una comunicazione bidirezionale: dialogano con i complementi presenti ma sono anche espressione individuale di un messaggio interpretativo personale. Le opere di Moi arricchiscono, personalizzano, sperimentano la trasformazione di un ambiente con l’aggiunta dell’arte.  Non distolgono l’attenzione dallo spazio ma si integrano e si fondono con i colori, l’atmosfera, in un linguaggio che trasmette emozioni e stimola riflessioni. Giovanni Mascarello in questa intervista ci racconta che “ l'arte è arredamento e viceversa..sempre di più l'arredamento, negli ultimi anni, si è avvicinato all'arte. vi è la necessità, secondo me, di far emozionare le persone, farle uscire dalla loro quotidianità La casa dovrebbe essere un teatro in cui ognuno recita la sua parte..il palcoscenico della vita. Difficile a volte capire l'arte come lo è capire l'arredamento di un certo tipo, con proposte a volte molto "spinte" e azzardate che fanno però intendere che non siamo un mobilificio tradizionale bensì un laboratorio di idee, punto di partenza per realizzare desideri.Ognuno di noi ha una sua storia e un'artista come Osvaldo racconta la sua attraverso le opere, io la racconto attraverso le mie proposte..l'importante per me è osare e stupire.maison-di-limone3 Ho conosciuto Osvaldo qui a Limone e siamo diventati subito amici e abbiamo deciso di iniziare una collaborazione che a breve ci sarà anche vicino ad Alba dove aprirò verso fine settembre un "Laboratorio delle idee", un negozio dove si partirà dai materiali e dalle idee per realizzare arredamenti unici e artistici. Alla domanda su come riuscire a creare il giusto equilibrio risponde che" non ci sono regole ma diverse realtà in cui ognuno deve trovare il proprio equilibrio e noi aiutiamo i nostri clienti in questo". Attraverso quest’iniziativa Giovanni Mascarello ha realizzato uno spazio espositivo dove l’arte di Ovaldo Moi trova il giusto equilibrio e valorizzazione, creando armonia ed estetica per rispondere ad un progetto unico e personalizzato.   maison-di-limone7    

Gesù piccolo il Castigatore: un crocifisso che è simbolo e riflessione

Aug 27 2019   |   By: admin   |   1   |   Posted in News

crocifissi-copia-x1La nostra cultura cristiana vive di simboli, il più diffuso è certamente il crocefisso. Per tutti la chiave di lettura della Bibbia, rappresentazione devozionale di arredo sacro, massima espressione del significato che esso raffigura. Il Cristo in croce per salvare l’umanità dai suoi peccato, gesto d’amore del Padre verso i suoi Figli. La croce:dolore,sopportazione e speranza nella redenzione della salvezza per l’eternità. È nell’opera Gesù Piccolo il castigatore di Osavaldo Moi che riscopriamo il valore personale attribuito al crocifisso. Un Cristo bendato che sostituisce la dictura inri con Moi: è ciò che immediatamente colpisce. 100 crocifissi “chiusi” in una scatola di plexiglass sono il racconto visivo di un opera che parla attraverso un simbolismo dal forte impatto. Dietro questa concettualizzazione emerge il racconto dell’artista: “avevo 4 anni, mio padre parlava di me a degli amici e gli dicevo che 1000 cose pensavo e 100 ne facevo. Mia madre, adottava un metodo di educazione per il quale ci diceva che Gesù piccolo e quello grande mi vedevano e mi avrebbe punito se avessi fatto qualcosa di cattivo. Allora io nascondevo ogni oggetto che mia madre potesse usare contro di me per punirmi: battipanni, ciabatta e….. anche i crocifissi che mi stavano a guardare. Così mi arrampicavo, gli staccavo dal muro e solo dopo averli ben nascosti mi dedicavo alle mie geniali monellate. Ho realizzato una scatola con le dimensioni dell’età del Cristo quando è morto, con dentro 100 crocifissi bendati (quelli che non hanno visto le mie monellate). Le mie 100 marachelle lontane dallo sguardo vigile del Gesù nascosto e bendato. Oggi, quella stessa benda, serve anche a non farli vedere tutte le atrocità che l’uomo sta perpetrando al prossimo, all’ambiente e al mondo”. crocifissi Un racconto d’infanzia, che ripercorrere momenti ancora ben chiari nella mente dell’artista. Le sgridate di sua madre che rimanevano vane dinanzi all’irruenza di un ragazzino troppo vivace e la speranza di questa donna di incutere paura nel bimbo attraverso l’immagine del crocefisso. La furbizia di un bambino davvero intelligente che sa, che togliendo quel crocifisso neanche il Cristo avrebbe visto cosa stava per fare e ……nessuno l’avrebbe punito. Ecco dietro quest’immagine, nella tradizione cristiana si tramanda anche il giudizio supremo che punisce per i peccati commessi. Esaminiamo come peccato, punizione, redenzione ritrovino in quella croce attribuzioni diverse. In un processo evolutivo delle interpretazioni del simbolismo legato alla cultura cristiana oggi affrontiamo la tematica sotto una prospettiva diversa. Quel rigore di educazione legata alla religione, in ambito familiare, viene meno anche in analisi di una cultura multietnica. Evoluzioni, cambiamenti sociali che determinano nuovi scenari verso l’apertura di una condivisione di principi e valori.crocifissi-copia Quegli occhi bendati sono ciò che più parla all’animo di chi li osserva: un simbolo scelto per tutelare il cristo dagli orrori del nostro tempo. Orrori che si riversano su quel mondo che, secondo i dogmi della religione cristiana, creato con tanta attenzione e bellezza per offrire all’uomo uno spazio prezioso dove dimorare. Un opera che è uno spazio di riflessione personale, per volgere lo sguardo verso se stessi e interrogarsi. Il mondo ci è stato offerto e avremmo dovuto tutti capire il valore di preservarlo perchè non ci appartiene. Mentre quei crocifissi continuano a brillare anche di notte, chiusi nel loro spazio circoscritto, l’uomo annienta ogni valore. E forse quella benda sugli occhi è il gesto estremo d’amore dell’artista per salvare il Cristo in croce dalla visione oscena di ciò che l’umanità sta commettendo.