L’incontro con Papa Leone XIV
Da un percorso artistico fatto di incontri, ritratti e dediche nasce un progetto di solidarietà che trasforma l’arte in un sostegno concreto alla ricerca oncologica.
Nel corso degli anni, Osvaldo Moi ha ritratto numerose personalità del mondo della cultura e delle istituzioni, raccogliendo firme e dediche che oggi diventano parte di un’iniziativa nata da una storia profondamente personale.
Attraverso l’esposizione e la vendita di copie autenticate delle sue opere, il progetto “L’arte che sostiene la ricerca” intende contribuire alla ricerca contro il cancro, trasformando ogni ritratto in un gesto di partecipazione, memoria e speranza.

Lampedusa, 4 luglio 2026
L’incontro con Papa Leone XIV
Il 4 luglio 2026, a Lampedusa, Osvaldo Moi, presente sull’isola in qualità di pilota di elicottero del servizio di emergenza 118, ha avuto l’opportunità di incontrare Sua Santità Papa Leone XIV e di consegnargli personalmente un ritratto realizzato per l’occasione.
Insieme all’opera, Moi ha donato al Santo Padre una copia del proprio volume edito da Skira, affidandogli anche il significato più profondo del progetto “L’arte che sostiene la ricerca”.
Durante l’incontro ha raccontato personalmente al Pontefice come l’iniziativa nasca da una vicenda familiare segnata più volte dalla malattia e dalla volontà di trasformare quell’esperienza dolorosa in un gesto concreto a favore della ricerca oncologica.
Al Santo Padre ha quindi chiesto una benedizione per la propria famiglia e per questa iniziativa di solidarietà, consegnandogli idealmente un progetto nel quale arte, memoria e impegno personale si incontrano per sostenere la ricerca contro il cancro.
A testimonianza di quel momento, Papa Leone XIV ha apposto la propria firma su una copia del ritratto, che entra così a far parte della raccolta di opere, firme e dediche sulla quale si fonda il progetto.
L’incontro di Lampedusa rappresenta una tappa particolarmente significativa di questo percorso: un momento nel quale un’opera nata dalle mani dell’artista è diventata occasione per raccontare una storia personale e affidare a un gesto di solidarietà la speranza di contribuire, concretamente, alla ricerca.






Dal dolore nasce un Impegno
Dietro “L’arte che sostiene la ricerca” c’è una storia profondamente personale.
Il cancro ha segnato più volte la famiglia di Osvaldo Moi, colpendo negli anni suo padre, suo suocero, sua madre e le sue sorelle. Una successione di esperienze dolorose che ha dato a questa iniziativa un significato che va oltre il percorso artistico e professionale.
Oggi questo legame con la malattia è ancora più vicino: una delle sue sorelle sta affrontando un percorso di cura presso l’Istituto di Candiolo.
Da qui nasce la volontà di trasformare una parte importante della propria storia artistica in qualcosa di concreto: mettere a disposizione opere, ritratti, firme e dediche raccolte nel corso degli anni per contribuire al sostegno della ricerca oncologica.
L’arte diventa così non soltanto testimonianza di incontri e momenti vissuti, ma uno strumento attraverso il quale restituire qualcosa a chi ogni giorno lavora per rendere possibili nuove cure e nuove prospettive.
È questo il senso più autentico del progetto: trasformare una storia segnata dal dolore in un impegno rivolto al futuro, attraverso la ricerca.
I Volti di un Progetto
Nel corso degli anni Osvaldo Moi ha realizzato e consegnato i propri ritratti a numerose personalità del mondo della cultura, dello spettacolo e delle istituzioni, trasformando ogni opera nell’occasione per un incontro e in una testimonianza personale.
Da questi momenti è nata una raccolta che oggi comprende oltre cinquanta ritratti, accompagnati da firme, dediche e fotografie che ne raccontano la storia e ne testimoniano la consegna.
Ogni ritratto conserva così qualcosa che va oltre l’opera stessa: il ricordo di un incontro, una firma, poche parole scritte a mano, un gesto che rende ciascuna testimonianza unica.
Con “L’arte che sostiene la ricerca”, questo patrimonio artistico e umano assume oggi una nuova finalità. Le copie autenticate dei ritratti diventano parte di un progetto attraverso il quale l’arte e gli incontri costruiti nel tempo possono contribuire concretamente al sostegno della ricerca oncologica.


